Doppia sentenza contro Eluana
Due diversi pronunciamenti giurisdizionali nella giornata di ieri, di diverso calibro ma di uguale ispirazione, vanno nella direzione di un’accelerazione della sentenza di morte per Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da sedici anni per la quale il padre Beppino chiede l’interruzione della nutrizione e dell’idratazione.

Due diversi pronunciamenti giurisdizionali nella giornata di ieri, di diverso calibro ma di uguale ispirazione, vanno nella direzione di un’accelerazione della sentenza di morte per Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da sedici anni per la quale il padre Beppino chiede l’interruzione della nutrizione e dell’idratazione. Ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da Camera e Senato contro la sentenza della Cassazione di un anno fa e il decreto della Corte d’appello di Milano dello scorso luglio che davano ragione al padre di Eluana, e che secondo i parlamentari violavano le prerogative spettanti alle Camere, in quanto titolari del potere legislativo. Sempre ieri, la Corte d’appello di Milano ha congelato la richiesta di sospendere l’esecutività del decreto di luglio. I giudici non hanno infatti ravvisato le “esigenze di urgenza” che avrebbero giustificato la sospensione dell’esecutività del provvedimento, mentre all’11 novembre prossimo è rimandata la decisione della Cassazione sul ricorso della Procura contro lo stesso decreto.
Sarà quella di novembre “la decisione vera”, come ha commentato il legale di Beppino Englaro, e certamente quello che è accaduto ieri avrà il suo peso, tutto negativo. Anche se fino a quella data Beppino Englaro si è impegnato a non procedere a vie di fatto, rimane l’evidente assurdità di un decreto che pone le condizioni per comminare la morte a una persona (non terminale, non soggetta a trattamenti medici ma solo nutrita e idratata, perché da sola non potrebbe bere e mangiare) in base all’inesistente istituto del testamento biologico presunto da dichiarazioni di terze persone. A fare da ultimo argine a quella sentenza di morte c’è per ora il rigoroso atteggiamento delle regione Lombardia, chiamata in causa per inadempienza da Englaro ma determinata a far valere l’inesistenza di un suo obbligo di indicare la struttura in cui far morire Eluana. Un argine che, dopo le due sentenze di ieri, sembra sempre più precario.